lunedì 20 giugno 2011

Una Risposta a Pietro Folena.

Da Lettera43 di oggi

Pierluigi Bersani, con Antonio Di Pietro -che di questa campagna referendaria è stato il primo promotore- e con gli altri esponenti del centrosinistra, può gioire davvero per l’esito referendario. E’ un momento in cui al leader PD tutto riesce bene. Se a Di Pietro, e ai Comitati per l’acqua pubblica, va riconosciuto il merito di aver rivitalizzato, dopo ventiquattro flop successivi del quorum, l’istituto referendario, a Bersani va riconosciuto il merito -a fronte delle posizioni fortemente favorevoli al privato nei servizi presenti nel suo partito- di aver assecondato la grande onda che ha visto i giovani protagonisti, e di cui la base e l’elettorato del Pd sono stati partecipi. Un’onda talmente forte da investire anche un elettore su due del centrodestra.
E’ opportuno tuttavia che il segretario del Pd, e i massimi dirigenti di questo partito, soprattutto i teorici di un riformismo liberale – in cui tutto andrebbe liberalizzato o messo in competizione- riflettano bene sul significato di questo voto. In primo luogo c’è una domanda di partecipazione e di protagonismo -la stessa che ha fatto vincere chi non ti aspetti prima alle primarie per le amministrative e poi alle elezioni stesse-, che non delega in bianco i partiti e gli eletti, e che pretende di condizionare le scelte che possono incidere sulla vita delle persone. Così per il nucleare -che riguarda la salute delle persone (e aggiungiamo che il voto referendario ha un valore europeo e internazionale, e ridà prestigio al nostro Paese tanto malandato)- e così per l’acqua, in cui vince un principio, un’idea morale, il convincimento che su un bene vitale e essenziale, che va gestito meglio e non sprecato, non è accettabile che vi siano speculazioni. Oggi c’è un vento profondamente democratico, dopo una lunghissima stagione in cui, anche a sinistra, prevaleva la cultura del capo e della delega al leader.
Ma il Pd e la sua classe dirigente devono riflettere sulla natura del proprio riformismo. Senza alcun estremismo, e senza posizioni demagogiche, è la cassetta degli attrezzi del liberalismo economico dell’ultimo ventennio a non funzionare più. C’è un nuova domanda di pubblico, anzi di res-publica, dopo anni di trionfo della res-privata: il riformismo deve essere, in questo senso, autenticamente repubblicano. Forte, capace di rispondere alle grandi domande di quest’epoca: che guarda ai mercati -che possono seguire strade alternative: le voci relative alle energie rinnovabili schizzano ora in su ! – ma che non pensa che i mercati siano una religione e richiedano di ripetere ottusamente una litania.
Ora compito del legislatore – e di un polo alternativo al centrodestra- è indicare le misure per un credibile piano energetico fondato sulle rinnovabili; e quelle per una gestione pubblica efficiente, con adeguati investimenti pubblici sulle reti, dell’acqua; per non parlare delle riforme che, cancellata la diseguaglianza del legittimo impedimento, rendano effettivamente eguale la legge per tutti, obiettivo dal quale siamo molto lontani. E così, anche contro il precariato, per una società fondata sul lavoro e sul suo riconoscimento, per la cultura come volano della crescita, il Pd e i suoi alleati si devono misurare con la stessa volontà democratica (scelgano i cittadini) e con la stessa chiarezza programmatica.
L’epoca della sconsiderata corsa al centro, per il Pd, è davvero terminata il 12 e 13 giugno scorsii

.http://www.pietrofolena.net/blog/

Si… e’ terminata l’epoca della rincorsa al centro del PD,ha vinto il popolo degli onesti,siamo in attesa della sinistra che tarda ad unirsi.
Piu’ che di riformismo,ora piu’ che mai,si dovrebbe parlare di “un Nuovo Modello Di Sviluppo”,Ecologico,Sostenibile e Inclusivo, che guardi in prima persona alle classi sociali fortemente svantaggiate.Bisogna costruire la Terza Via,un nuovo approccio Economico e Sociale,che guardi al liberismo,non come occasione perduta ma come motore di Sottosviluppo precarizzante e moralmente non etico.La Grecia e’ vicina.Il PDL e il PD sono complementari e perdenti.
Bisogna avere il coraggio di essere uomini liberi e combattere per una piattaforma che veda “il lavoro come un bene comune” punto di partenza di questa svolta.

Un commento al post di Pietro Folena.
Luca Mandanici

sabato 18 giugno 2011

IL LAVORO E' UN BENE COMUNE.

Affermare che il lavoro è un bene comune è una proposizione che riguarda certamente, e in primo luogo, la salvaguardia della "dignità del lavoro" e dei "diritti "che una società deve garantire ai lavoratori.L’effetto congiunto della globalizzazione, della crisi economica e dei cambiamenti climatici (tre processi interdipendenti) mette a rischio se non la sopravvivenza del nostro pianeta, certamente quella dell’umana convivenza.Trent’anni di predominio incontrastato del “pensiero unico” hanno rinchiuso le classi dominanti di tutto il mondo in un eterno presente, rendendole incapaci di qualsiasi elaborazione di ampio respiro.

Guido Viale.

Appare cosi', una necessita' in nome del libero mercato che religiosamente incarna l'idea del massimo profitto con il minimo investimento,delocalizzare.Il lavoratore ridiventa merce,il datore di lavoro padrone,il lavoro sfruttamento e il fine sociale,quello a cui ogni forma di lavoro dovrebbe tendere,migliorando il territorio, viene cancellato dal vocabolario.Vanno a "farsi benedire" gli articcoli 1,4 e 41 della nostra Costituzione con il plauso dei vari Oscar Giannino,liberi di speculare,protetti dalle tante leggi,leggine e "lenzuolate" liberalizzanti.E cosi' accade che la Repubblica Italiana non riconosce piu' a tutti i cittadini il diritto al lavoro e non promuove le condizioni,che rendono effettivo questo diritto.E cosi' la legge, non determina i programmi e i controlli opportuni perche' l'attivita'economica privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.
L'Italia non e' piu' una Repubblica fondata sul lavoro ma sul massimo profitto con il minimo investimento.
Ecco perche' appare importante "rovesciare" questo punto di vista ,ne va della coesione sociale e della dignita' di ogni singolo lavoratore.
Il lavoro deve diventare un bene comune come l'acqua e l'aria che respiriamo.Ne va della vita stessa di questa Nazione.


E questa democrazia me la chiami?
E chi centra a democrazia?
A un centra?
No, un centra!

giovedì 16 giugno 2011

Grazie Onorevole Sonia Alfano.

Funzionario della Regione Siciliana, sindacalista e coordinatrice di soccorsi in emergenze. Si diploma presso il liceo classico Luigi Valli di Barcellona Pozzo di Gotto. Interrompe gli studi universitari alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Palermo dopo la morte del padre Beppe, ucciso dalla mafia per le sue inchieste scomode l’8 gennaio del 1993. Ottiene l’assunzione presso la Regione Siciliana per chiamata diretta, in virtù della normativa in favore dei familiari delle vittime innocenti di mafia.
Nel 2007, insieme a Salvatore Borsellino, scrive al Presidente della Repubblica per chiedere il trasferimento del ministro della Giustizia Clemente Mastella. Ovviamente richiesta non considerata. Il Guardasigilli aveva a sua volta chiesto il trasferimento del PM Luigi de Magistris, della Procura della Repubblica di Catanzaro, titolare dell’inchiesta Why Not, che vedeva indagati anche Romano Prodi, oltre che lo stesso Mastella. Successivamente per Prodi e Mastella venne chiesta l'archiviazione per estraneità ai fatti contestati e per l'assoluta mancanza di prove. In più occasioni il Tribunale delle Libertà ha usato la mano pesante indicando la fumosità del quadro probatorio. In compenso per De Magistris il CSM ha disposto il trasferimento ad altra sede ed ad altre funzioni, in quanto la condotta di De Magistris è stata "rivelatrice di non adeguata attenzione al rispetto di regole di particolare rilievo", ma anche di "insufficienti diligenza, correttezza e rispetto della dignità delle persone" A difesa del Pm di Catanzaro, Sonia, insieme al movimento antimafia ammazzateci tutti, avvia una seguitissima campagna di solidarietà nei confronti di De Magistris, catalizzando l’attenzione della stampa e dell’opinione pubblica sul caso del trasferimento ed una petizione su scala nazionale.
Dal 2007 al marzo 2009 è stata coordinatrice regionale del movimento antimafia Ammazzateci tutti. Nel novembre del 2007, in segno di protesta s’incatena al cancello della Prefettura di Palermo. Decine di familiari di vittime della mafia decidono di prendere parte alla protesta. Chiedono al Parlamento Italiano l’equiparazione delle normative previste per i familiari delle vittime della mafia e per i familiari delle vittime del terrorismo. La protesta ha risalto mondiale e molte testate giornalistiche straniere s’interessano alla battaglia per l’equiparazione della quale Sonia è l’iniziatrice. Sempre nel 2007 collabora con i Grilli di Palermo ed altre associazioni, all’avvio della petizione Chiediamo i danni a cosa nostra. Tramite la petizione sono riusciti ad ottenere l’art. 17 della legge finanziaria che obbliga la Regione Siciliana a costituirsi parte civile in tutti i processi per favoreggiamento alla mafia da parte di amministratori e dipendenti della pubblica amministrazione. Nel febbraio del 2008, insieme ad altre 40 persone, costituisce un'associazione, denominata "Associazione Nazionale dei Familiari delle Vittime della mafia", della quale viene eletta presidente all’unanimità.

File:Sonia Alfano.jpg


Ho risposto all’appello dei dipendenti della società Aicon Yachts Spa, con i quali ho anche stabilito un incontro, presso il cantiere, per il 20 giugno. Come avevo anticipato, ho scritto alle istituzioni preposte, regionali e nazionali, affinché venga risolta questa incresciosa situazione che mette a rischio il futuro di 339 famiglie. Di seguito il testo della lettera che ho inviato al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Maurizio Sacconi e per conoscenza all’assessore regionale per la Famiglia, il Lavoro e le Politiche sociali Andrea Piraino.

Gentile Ministro Sacconi,
Le scrivo per portarLa a conoscenza della disastrosa situazione lavorativa in cui versa la totalità dei dipendenti (339 persone) della società Aicon Yachts Spa, cantiere nautico di Giammoro (Pace del Mela, ME) che progetta, produce e commercializza imbarcazioni di lusso.
A causa della cattiva gestione, operazioni finanziarie spericolate ed una quotazione in borsa che suscita più di qualche dubbio, l’Aicon Yachts Spa ha accumulato ben 91 milioni di euro di debiti, e ora, in vista di un rilancio aziendale, si prepara a mettere in cassa integrazione la totalità dei dipendenti, che vedono ciò come un preludio al licenziamento.
Faccio presente alla S.V. che il 10 maggio 2011, la Società Aicon Yachts Spa ha comunicato alle OO.SS. e agli Rsu i Fillea-Cgil e Feneal-Uil che in data 9 maggio 2011 alle ore 17,30 codesta società è stata posta in liquidazione, e che è stato nominato il liquidatore nella persona del dott. Christian Pistonina. Da allora la totalità dei dipendenti di Aicon Yachts spa manifesta davanti ai cancelli del Gruppo Aicon 24 ore su 24.
Sono in ballo 339 posti di lavoro, la cui perdita si ripercuoterebbe su 339 famiglie, che da un giorno all’altro si ritroverebbero senza alcun sostegno finanziario.
La politica regionale e nazionale sembrano ignorare di proposito il caso Aicon, e la scorsa settimana, al consiglio comunale di Pace del Mela cui erano stati invitati ben 21 parlamentari nazionali e regionali del messinese, si è registrata la presenza di un solo deputato (nazionale).
Con la presente Le chiedo di convocare urgentemente a Roma i vertici dell’azienda e i delegati sindacali per trovare una soluzione certa per i dipendenti e per le loro famiglie.
Resto in attesa di un Suo riscontro.
On. Sonia Alfano

La loggia massonica P4. L'Italia che non vuole voltare pagina.

La clamorosa inchiesta sulla P4 fa le sue prime vittime,da un lato Luigi Bisignani,dall'altro Afonso Papa,entrambi senza ombra di dubbio risultano essere"poteri forti dello Stato".

Luigi Bisignani (Milano, 1953) è un imprenditore italiano.

Figlio di un manager della Pirelli, si laurea in economia e si trasferisce a Roma, dove, giovanissimo, inizia a lavorare come capo dell'ufficio stampa del ministro del Tesoro Gaetano Stammati nei governi presieduti da Giulio Andreotti tra il '76 e il '79 e come cronista per l’agenzia Ansa.
Executive vice president for international business del gruppo Ilte Pagine Gialle, e' autore di diversi romanzi, tra cui Il sigillo della porpora e Nostra signora del Kgb.

È ritenuto uno degli uomini più potenti d'Italia[1], anche in virtù dei suoi contatti con membri di primo piano della scena politica nazionale. Ex compagno di Daniela Santanchè, mantiene stretti rapporti, tra gli altri, con Gianni Letta.E' il fratello di Giovanni Bisignani.

Giovanni Bisignani (Roma, 1946) è un manager italiano, è stato direttore generale della International Air Transport Association, carica che ha lasciato il 7 giugno 2011 in favore di Tony Tyler. Bisignani, durante il meeting annuale della IATA svoltosi a Singapore, è stato insignito del titolo di "direttore generale emerito" .
Dopo la laurea all'università La Sapienza di Roma, consegue la specializzazione in business administration ad Harvard. La sua attività professionale inizia proprio negli Stati Uniti alla First National City Bank. Torna in Italia e fino al 1976 lavora all'ufficio programmazione economica dell'Efim, successivamente passa all'Eni. Lascia la multinazionale italiana nel 1979 per trasferirsi all'Iri chiamato da Pietro Sette. Assume l'incarico di direttore centrale per l'estero con l'arrivo del nuovo presidente Romano Prodi. Proprio Prodi lo vuole amministratore delegato quando rinnova i vertici della compagnia aerea Alitalia, accanto al presidente Carlo Verri (che morirà prematuramente in un incidente stradale). Resta alla cloche dal 1989 al 1994, quando verrà sostituito da Roberto Schisano. Dopo una breve parentesi alla Tirrenia, torna ad occuparsi di trasporto aereo prima all'Opodo (agenzia di viaggi online costituita dalle principali compagnie aeree europee), poi alla Iata, l'associazione che racchiude le 230 compagnie aeree mondiali. Dal 2002 ne è direttore generale.

Nel 1981 il  nome di Luigi Bisignani compare negli elenchi della loggia massonica P2 rinvenuti a Castiglion Fibocchi. Le cronache raccontano che lui in persona detta la notizia all'Ansa, per la quale già da qualche anno è redattore e si occupa di massoneria. Negherà sempre di essere stato iscritto alla loggia - anche e giustappunto adducendo una contiguità ad essa dettata esclusivamente da interessi
ed attività propri della specializzazione giornalistica intrapresa.
Nel 1992 Bisignani è direttore delle relazioni esterne del gruppo Ferruzzi (azionista di maggioranza della Montedison). Nel 1993 la Procura di Milano chiede il suo arresto per violazione della legge sul finanziamento pubblico dei partiti nell'inchiesta Enimont. Il 7 gennaio '94 Bisignani si costituisce a Milano e viene interrogato. Nel 1998 la Cassazione conferma la sua condanna a due anni e sei mesi. A seguito della definitiva condanna, nel 2002 viene anche radiato dall'Ordine dei giornalisti.

Il suo nome compare nell'Inchiesta Why Not del pm Luigi De Magistris.

Un’altra ordinanza, questa volta di custodia in carcere, è stata firmata dal gip Luigi Giordano a carico di Alfonso Papa, che da magistrato ha rivestito importanti incarichi al ministero della Giustizia e dal 2008 è deputato eletto nel Pdl. Il provvedimento è stato trasmesso alla Camera con la richiesta di autorizzazione all’arresto. Una terza misura, sempre degli arresti in carcere, riguarda un personaggio meno noto - il sottufficiale dei carabinieri Enrico Giuseppe La Monica - che tuttavia nella vicenda riveste un ruolo centrale; avrebbe fornito agli altri due indagati le informazioni riservate su inchieste della magistratura che sarebbero servite ai presunti complici per realizzare ricatti o ottenere favori, gestire appalti e nomine. Tutto ciò in cambio della promessa di essere «sponsorizzato» per essere inserito nei ruoli dell’Aise, i cosiddetti servizi segreti militari.

Bisignani è indicato come «dirigente d’azienda, mediatore e procacciatore d’affari, di fatto ascoltato consigliere dei vertici aziendali delle più importanti aziende controllate dallo Stato (Eni, Poligrafico dello Stato, Rai ecc), di ministri della Repubblica, sottosegretari e alti dirigenti statali».

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La bellezza di essere equosolidale.

A trenta anni di distanza dall’apertura della prima Bottega a Bolzano, oggi una vasta rete di Botteghe del Mondo – luoghi di scambi e circolazione di idee ed informazioni – interessa ormai sedici regioni italiane, per un totale di duecentosettanta esercizi.Con le loro  botteghe , le 92 organizzazioni riunite nell’Assemblea generale del commercio equo e solidale (Agices) gettano un ponte virtuoso con il Sud del mondo e investono in “buona occupazione” ed educazione, come dimostrano i 900.000 euro investiti per le circa 11.600 ore tra attività didattiche, incontri pubblici e campagne informative.Anche il Presidente Napolitano recentemente commentando i dati positivi del trend del settore, ha riconosciuto il commercio equo e solidale come “un
apprezzabile fenomeno che riesce a coniugare i valori della libera impresa e della solidarieta'".




Il Consorzio Ctm Altromercato, noto anche come Altromercato, è la prima centrale di importazione del commercio equo e solidale in Italia, e la seconda nel mondo, per dimensioni e fatturato. L'acronimo Ctm stava originariamente per "cooperativa terzo mondo"; nel 1998 la società ha cambiato il proprio statuto da cooperativa di persone e associazioni a consorzio di Botteghe del mondo, mantenendo la sua forma cooperativa.
La caratteristica principale di Altromercato è l'esplicito obiettivo di fondare la propria attività esclusivamente su processi di economia solidale e consumo responsabile. I prodotti provengono principalmente da America Latina, Asia e Africa, dove Altromercato mantiene rapporti commerciali diretti con circa 150 organizzazioni di contadini e artigiani. In accordo ai criteri previsti dalle organizzazioni di commercio equo e solidale e definiti da IFAT (International Fair Trade Association) e Agices (Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale), Altromercato assicura ai suoi fornitori il pagamento di un prezzo equo, rapporti a lungo termine e trasparenti, prefinanziamento di almeno il 50% del valore della merce all'ordine e del valore rimanente all'arrivo in Europa. Sostiene inoltre attivamente la coltivazione biologica e altre forme di protezione dell'ambiente. I prodotti sono importati in Italia ed Europa, e rivenduti secondo i principi del consumo responsabile; per esempio, il prezzo dei prodotti viene sistematicamente scomposto in modo che l'acquirente sia informato sulla percentuale destinata a produttori e intermediari. I prodotti Altromercato vengono distribuiti attraverso la rete delle Botteghe del Mondo, ma anche presso diverse catene di supermercati, negozi di alimentazione naturale, circoli, bar e mense scolastiche. I generi vanno dall'alimentare (240 prodotti) all'artigianato (1.500 articoli), fino all'abbigliamento, accessori e cosmetici.
Parallelamente all'attività commerciale in senso stretto, Altromercato si occupa in una serie di attività correlate, inclusa la partecipazione a progetti di cooperazione internazionale, attività di microcredito, campagne di informazione e denuncia sui problemi delle realtà dei paesi del terzo mondo, partecipazione a iniziative nazionali e internazionali (forum sociali, congressi del WTO) e così via.

martedì 14 giugno 2011

Caro Silvio 26.857.452 di cittadini ti hanno fatto un quorum cosi'.

pubblicata da Lavoro Ecologia E Futuro   la nostra pagina facebook,il giorno martedì 14 giugno 2011 alle ore 19.41


 Ribellarsi e' bellissimo....Finalmente la parte sana degli italiani ha detto no alla tessera piu' famosa
della p2.Piu' che un ciclone,quello che è avvenuto ieri e' una rivoluzione gentile,finalmente comincia a delinearsi la fine politica del prestigiatore piu' famoso d'Italia.
Qui nessuno e' fesso....e tu caro Silvietto ci avevi preso anche per coglioni.Ti hanno votato contro persino i tuoi.
Non si puo' comprare tutto e tutti,prima o poi i nodi vengono al pettine e considerata la tua capigliatura sono nodi che faranno un male cane.
E' nato un nuovo modo di spedire a casa il vecchio,in tutti i sensi,e IL Fatto Quotidiano sta raccogliendo le firme per mandarlo a casa.
Antonio Padellaro parla di liberazione , il cattolicissimo Avvenire di sberle inflitte al Premier,Marco Travaglio di legittimo godimento,Di Pietro e' fin troppo signore e non infierisce sugli sconfiti,Paolo Flores D'arcais scrive di "quattro vattene",Pierferdinando Casini  parla al suo solito del nulla-il centro e' stato determinante in questo referendum-visto e considerato che il terzo polo era favorevole  al nucleare e all'acqua privata.
In fondo anche  i vari Chiamparino e Renzi della pseudo sinistra sono contenti,anche se il liberismo all'americana è giusto ma qui siamo in Italia ,la Tav e il ponte sullo Stretto sono un esempio fulgido di rilancio per l'economia,Vendola e' troppo gay,in fondo Bassolino e' un eroe e nelle nostre sezioni invece di Berlinguer ci abbiamo Marchionne.
E anch'io nel mio piccolo godo a gonfie vele.

domenica 12 giugno 2011

MEDITATE GENTE.MEDIDATE....

26 gennaio: SILVIO BERLUSCONI ANNUNCIA "LA SUA DISCESA IN CAMPO".


28 febbraio: Roma, arrestato il generale dell'aeronautica a riposo Romolo Mangani per cospirazione politica in riferimento a un progetto di occupazione della Rai. Con lui finiscono in carcere Ambrogio Taglienti e Marcello Perfili. In precedenza erano stati arrestati Giovanni Marra, Roberto Noè e Maria Petaccia, impiegata in un ufficio del Sisde.

Marzo: dopo l'arresto in febbraio di Paolo Berlusconi, Il Giornale associa i nomi dei magistrati Piercamillo Davigo e Francesco Di Maggio al giudice corrotto Diego Curtò e a Salvatore Ligresti: sarebbero tutti legati ad una cooperativa edilizia. Non è vero niente, e Feltri verrà condannato. Intanto, Di Pietro stringe per la rogatoria a Hong Kong sul bottino di Craxi: la prova che Bettino gestiva il proprio, tramite Giancarlo Troielli, qualche decina di miliardi. Riecco puntuale, il giorno 15, la Falange armata: "Ammazzeremo Di Pietro". L'indomani Berlusconi presenta al procuratore generale di Milano Giulio Catelani, un esposto sui presunti abusi del pool nelle pequisizioni a Publitalia. Catelani ringrazia e comincia a fare la spola tra Milano e Roma

21 aprile: Milano, comincia la maxi inchiesta nei confronti della guardia di finanza: 80 finanzieri arrestati e più di 300 imprenditori coinvolti, fra i quali le maggiori firme dell'alta moda milanese, nonché tre aziende del presidente del Consiglio: Videotime, Mediolanum e Mondadori

24 aprile: Cesare Romiti scrive al Corriere della Sera e ammette il pagamento di tangenti da parte della Fiat.

11 maggio: arrestato a Roma Giovanni Francesco (Gianfranco) Alliata di Montereale, storico dignitario della massoneria di piazza del Gesù. Con lui finiscono in carcere Cosmo Sallustio Salvemini, Alfredo Rasoli e il colonnello Benedetto Miseria. Per tutti l'accusa è di aver condizionato le elezioni amministrative a Roma attraverso una loggia massonica segreta (e quindi illegale secondo la cosiddetta legge Anselmi). Dopo una settimana trascorsa in carcere, Alliata otterrà gli arresti domiciliari, dove morirà il 20 giugno 1994. L'inchiesta è condotta dalla procura di Palmi.

16 maggio: Bologna, la prima Corte d' Assise d' appello, dopo l'annullamento della precedente sentenza, condanna all'ergastolo per la strage del 2 agosto 1980 Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Sergio Picciafuoco, mentre assolve Massimiliano Fachini. Per il depistaggio delle indagini la corte condanna a dieci anni per calunnia aggravata da finalità di terrorismo Licio Gelli e gli uomini del Sismi Francesco Pazienza, a otto anni e cinque mesi Pietro Musumeci e a sette anni e 11 mesi Giuseppe Belmonte. Per banda armata 11 anni a Gilberto Cavallini e otto anni a Egidio Giuliani, mentre sono assolti dalle accuse di strage e banda armata Massimiliano Fachini e Roberto Rinani. La Cassazione confermerà poi la sentenza tranne che per Picciafuoco, che rinvierà al giudizio di una corte di Firenze. Là Picciafuoco sarà assolto

20 maggio: Roma, il governo Berlusconi ottiene la fiducia alla Camera con 366 si e 245 no.

6 luglio:Roma, iI giudice per le indagini preliminari, accogliendo la richiesta del pubblico ministero, dispone l'archiviazione del procedimento penale riguardante l'esistenza di un'organizzazione paramilitare clandestina (la Gladio Rossa) legata al Pci. A parere del magistrato non è possibile dimostrare che la "predisposizione da parte del Pci di meccanismi difensivi abbia assunto dimensioni tali da costituire un serio concreto pericolo per lo stato".

13 luglio: mentre i finanzieri arrestati nell'inchiesta sulla guardia di finanza parlano della Fininvest, il governo Berlusconi emette il decreto Biondi (allora guardasigilli), che vieta la custodia cautelare per molti reati, fra i quali la corruzione. L'indomani Di Pietro annuncia, presenti Colombo, Greco e Davigo, lo scioglimento del pool. Polemiche sull'esposizione televisiva dei magistrati. La Lega si schiera contro il decreto, che non diventerà mai legge.
Due giorni dopo Berlusconi raduna amici, ministri e avvocati Fininvest ad Arcore per discutere della latitanza del fratello Paolo e del manager Salvatore Sciascia

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28 luglio: Milano, arresto lampo di Paolo Berlusconi per le mazzette alla Finanza

29 luglio: Il Tribunale di Milano condanna, per la vicenda del conto "Protezione", l'ex segretario del Psi (Partito Socialista Italiano) Bettino Craxi e il suo vice all'epoca dei fatti Claudio Martelli a otto anni e sei mesi, l'ex gran maestro della P2 (Loggia Propaganda numero 2) Licio Gelli a sei anni e sei mesi, l'ex vicepresidente dell'Eni (Ente Nazionale Idrocarburi) Leonardo Di Donna a sette anni e l'incaricato d'affari del Psi Silvano Larini a cinque anni e sei mesi. La vicenda riguarda il versamento di fondi clandestini per circa sette milioni di dollari dal Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, assente al processo perchè deceduto, al conto "Protezione" di cui era intestatario Larini, messo a disposizione su indicazione di Craxi e Martelli. Gelli e Di Donna hanno operato come tramiti. Di Donna e Calvi erano associati alla P2 di Gelli.

20 settembre: Per ordine dell'autorità giudiziaria di Napoli viene arrestato nella sua abitazione di Roma l'ex ministro dell'interno Antonio Gava, democristiano. L'accusa è di partecipazione ad una associazione a delinquere di tipo mafioso che nel caso specifico è la camorra nelle sue diverse passate strutturazioni, Nco (Nuova Camorra Organizzata) e Nf (Nuova Famiglia).

3 ottobre:  Giorgio Tradati, amico di Craxi, confessa di aver gestito per conto di Craxi due conti svizzeri con depositi di circa 30 miliardi e bonifici fino al `92.


4 ottobre. Ispezione ministeriale al pool. Intervista di Borrelli al Corriere: "Su Telepiù siamo arrivati a livelli altissimi.

1 dicembre: La Corte d'assise di Roma pronuncia la sentenza nell'ulteriore processo a carico di terroristi delle Br (Brigate Rosse) per una serie di delitti con al centro il sequestro e l'omicidio di Aldo Moro. Il procedimento, sostanzialmente, ha aggiunto degli ingrandimenti alla visione del quadro generale fornito dai precedenti processi. In particolare ai sette terroristi già noti presenti il giorno dell'agguato del 16 marzo 1978 aggiunge tre nomi: quelli di Alvaro Lojacono, Alessio Casimirri e sua moglie Rita Algranati.

6 dicembre: Di Pietro si dimette dalla magistratura.


13 dicembre: Milano, Berlusconi interrogato dai magistrati. 20 dicembre: Si conclude al Tribunale di Roma il processo contro gli ex funzionari del Sisde (Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica) accusati di essersi appropriati di fondi del Servizio. Erano stati rinviati a giudizio per associazione a delinquere e peculato. Quanto alla prima imputazione "perchè rivestendo incarichi di rilievo all'interno del Sisde, organizzando un sistema stabile di reimpiego delle somme delle quali si erano appropriati, costituivano un'associazione volta a commettere più reati di peculato". Da qui la seconda imputazione "perchè in concorso tra loro nella qualità di funzionari del Sisde e specificamente Michele Finocchi, capo di gabinetto; Gerardo Di Pasquale, capo del reparto logistico; Maurizio Broccoletti, direttore amministrativo; Rosa Maria Sorrentino, responsabile dell'ufficio programmazione; Antonio Galati, responsabile dei fondi riservati; Matilde Martucci, segretaria particolare del direttore, e Riccardo Malpica, direttore del servizio, si appropriavano per finalità diverse da quelle istituzionali di ingenti somme di denaro di pertinenza del Sisde". Tutti i sette imputati vengono condannati, Malpica solo per abuso d'ufficio.


22 dicembre: cade il governo Berlusconi, col ritiro della fiducia da parte di Bossi e Buttiglione. Scalfaro non scioglie le camere e affida l'incarico per la formazione del nuovo governo a Lamberto Dini.

http://sites.google.com/site/sentileranechecantano/cronologia/1994

Era il 1994 ,ora e' il 2011.

E tu vorresti ancora il legittimo impedimento?